Forse abbiamo bloccato la prossima era glaciale, e non c'è niente da festeggiare
Uno studio di Science suggerisce che il riscaldamento abbia fermato intorno al 1960 la crescita di un ghiacciaio. Paleoclima notevole, ma un'era glaciale bloccata è un magro premio di consolazione.
Immagine generata con l'IA
Immagina un titolo che suona come un regalo: gli esseri umani hanno bruciato così tanti combustibili fossili da "fermare la prossima era glaciale". Ora immagina qualcuno che lo legge e fa spallucce, come se il danno prevedesse il rimborso. È esattamente questa la lettura da respingere.
Secondo Yale Environment 360, i ricercatori hanno trovato prove che il riscaldamento causato dalla combustione di combustibili fossili abbia invertito l'avanzata di una nuova era glaciale. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science, ricostruisce l'avanzata e il ritiro della calotta glaciale di Barnes, sull'isola di Baffin, nel Canada settentrionale. La copertura di La Brújula Verde riferisce che la calotta conserva piante morte che indicano come il ghiaccio dell'ultima grande calotta glaciale nordamericana abbia ricominciato a crescere circa 2000 anni fa, e che il riscaldamento abbia fermato quell'avanzata intorno al 1960.
Il titolo è più audace delle prove su cui si regge
Nota i verbi usati nella copertura: "potrebbe aver", "avrebbe". Anche testate in spagnolo come eltiempo.es presentano il risultato come una possibilità. L'edizione spagnola di Gizmodo aggiunge un'utile cautela: la ricerca non significa che una nuova era glaciale fosse imminente o che il pianeta stesse per congelarsi, e gli scienziati discutono ancora su quando inizierebbe la prossima. Abbiamo solo dei riassunti dello studio, quindi non faremo finta di conoscerne i dettagli più fini, e non dovrebbe farlo nemmeno chi lo cita sui social.
Un ghiacciaio che smette di crescere è un termometro, non un affare
La scienza qui è davvero affascinante. Una singola calotta, con piante sepolte al di sotto, funziona come un lungo registro di ciò che faceva il clima. Se il registro mostra che una tendenza durata circa due millenni si blocca nell'ultimo secolo o giù di lì, ciò dice qualcosa di sorprendente sulla portata dell'influenza umana. Come riassume ZME Science, gli scienziati sostengono che l'umanità abbia sopraffatto i sottili cicli planetari che hanno governato il clima globale negli ultimi 2,6 milioni di anni.
Ma rileggilo come un monito e non come un trofeo. La velocità è tutta la storia. Ecosistemi, coste, agricoltori e città si adattano, quando possono, su scale di decenni o secoli, non al ritmo di un tubo di scappamento.
"Ci siamo salvati dal ghiaccio" è un argomento che crolla
Sentiamo già l'obiezione: se il riscaldamento ha cancellato qualcosa di peggio, il saldo non è positivo? Crediamo che questa logica fallisca per tre ragioni.
Prima, i tempi. Niente nella copertura che abbiamo visto suggerisce che una glaciazione fosse abbastanza vicina da minacciare qualcuno oggi in vita, o i suoi nipoti. Scambiare un freddo ipotetico e lontanissimo con un caldo presente e misurabile è un cattivo affare per definizione.
Seconda, il rischio. I cicli delle ere glaciali, per quanto drammatici, si svolgono con una lentezza tale che le società potrebbero plausibilmente rispondere. Il riscaldamento rapido non concede una simile tregua. I resoconti di estati sempre più calde e lunghe, con il ghiaccio che si scioglie più in fretta di quanto riesca a espandersi, descrivono un sistema che si muove già in un'unica direzione.
Terza, e più importante: la scoperta non dice nulla su quale sia la quantità giusta di CO2. Al massimo mostra quanto sia sensibile il clima. Un sistema sensibile è un motivo per avere più cautela, non meno.
Goditi lo studio, ma non farne una scusa per rimandare
Condividi la storia della calotta di Barnes e lascia che accenda la curiosità su come funzionano i lenti ritmi della Terra. Poi consideralo la prova che siamo abbastanza potenti da sovrastare i cicli naturali, e quindi abbastanza responsabili da smettere di farlo con leggerezza. La prossima era glaciale, se lo studio ha ragione, può aspettare. Le decisioni sulle emissioni no.
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