La quiete tra le stelle era un mito, e una nuova mappa 3D spiega perché
Una nuova mappa 3D rileva che circa il 41% del gas interstellare vicino è in uno stato instabile. Lo spazio «vuoto» tra le stelle è dove le nuove stelle trovano la materia prima.
Foto: © ESA/Gaia/DPAC; / Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0 igo)
E se la parte più vuota della galassia fosse in realtà la sua officina più affollata? Per decenni lo spazio tra le stelle ha fatto da scenografia: uno sfondo tranquillo davanti al quale si svolgeva l'azione vera, con stelle che nascono e muoiono. Una nuova mappa tridimensionale suggerisce che avevamo sbagliato la distribuzione delle parti.
Cosa ha trovato la mappa
Gli astronomi hanno costruito quella che viene descritta come la prima mappa 3D delle fasi termiche del mezzo interstellare attorno al Sole. Secondo phys.org, il gruppo rileva che vicino al piano galattico circa il 41% della massa del gas è instabile, molto più di quanto consentirebbe la teoria classica. Il quadro classico sostiene che il gas atomico si assesti rapidamente in uno stato freddo oppure in uno tiepido.
La mappa 3D delle stelle vicine realizzata da Gaia ha aperto nuovi modi per studiare il materiale che le separa, come riporta Quanta Magazine nel suo servizio. La ricerca è descritta in un articolo su arXiv, quindi, stando alla nostra documentazione, si tratta di una pubblicazione in stile preprint: nulla di ciò che abbiamo visto indica che abbia superato la revisione tra pari.
«Instabile» non vuol dire «sul punto di esplodere»
Conviene usare con cautela questa parola. In questo contesto, instabile si riferisce allo stato termico del gas: l'equilibrio tra il riscaldamento da fotoni dell'ultravioletto lontano e il raffreddamento per emissione di righe, che, secondo l'abstract dello studio, decide se il gas si frammenta in nubi fredde o resta tiepido e diffuso. Il gas a metà strada è conteso tra due destini. Non è un titolo da fine del mondo: è uno stato di transizione.
Ed è proprio questo a renderlo interessante. Un manuale con sole due caselle, freddo e tiepido, fa pensare a un gas che ha già deciso. Una grossa quota in uno «stato intermedio» fa pensare invece a un mezzo in continuo movimento, spinto e tirato prima di assestarsi. A nostro avviso è una descrizione molto migliore di un luogo in cui si assemblano le stelle rispetto alla vecchia natura morta.
La parte più onesta della storia è il dubbio
Il dettaglio che preferiamo è una frase dell'articolo di Quanta, riportata in estratto da Khanlist: «Come si fa ad andare dal proprio relatore e dirgli che si ottiene così tanto mezzo instabile?». Lo stesso testo riferisce che Jonathan Shelest, studente del Technion, ha trovato il mezzo interstellare più instabile del previsto e che non ha visto alcun segno di artefatti né di rumore statistico casuale nella griglia 3D. La mappa non sembrava difettosa.
È così che si presenta la buona scienza: prima si sospetta della propria pipeline. Resta però il fatto che una prima mappa è pur sempre una prima mappa. Il suo raggio d'azione è il vicinato del Sole, non l'intera Via Lattea, e la percentuale esatta dipende probabilmente da come viene modellato il gas. Considereremmo il 41% una prima stima solida, non una costante di natura, finché altri gruppi non la riprodurranno con metodi diversi.
Perché conta oltre il numero
Il motivo per cui interessa è semplice. Il mezzo interstellare è, con le parole dell'abstract dello studio, il gas da cui si formano nuove stelle e sistemi planetari. Se una larga parte di quel gas non è sistemata in fasi ordinate, i modelli di formazione stellare che partono da fasi ordinate partono da una semplificazione. Quanta osserva che per decenni gli astronomi hanno trattato il mezzo come uno sfondo statico e che ora un'ondata di mappe 3D ne sta mettendo a fuoco la natura dinamica.
Chi ci perde? Il comodo quadro a due fasi, almeno come descrizione completa. Chi ci guadagna? Chiunque voglia collegare le simulazioni su scala galattica ai luoghi reali in cui nascono le stelle. Probabilmente la conseguenza più sottovalutata è di metodo: Gaia è stato costruito per cartografare le stelle e ora ci aiuta a leggere il gas che sta tra l'una e l'altra. Un buon ritorno per un catalogo stellare.
Il nostro consiglio ai lettori è modesto. Quando vedi titoli sullo «spazio vuoto», leggili con un pizzico di scetticismo, e davanti a una percentuale vistosa chiediti cosa misura e dove. Qui la risposta è gas vicino al Sole, termicamente instabile, in una mappa di un tipo mai visto prima. Già così è parecchio. Lo spazio tra le stelle non è mai stato un riempitivo tranquillo: ci mancava solo la mappa per accorgercene.
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