Storia e archeologia
Redazione Curisfera
Storia e archeologia

L'arte rupestre del Côa non è un monumento concluso: è una cronologia ancora da riscrivere

Nuovi frammenti di pigmento a Penascosa spingono la presenza umana oltre i 27.000 anni e suggeriscono che le rocce incise fossero anche dipinte.

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31 ottobre 2026
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Foto: Reino Baptista / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)

E se le celebri incisioni della Valle del Côa fossero solo la parte dell'immagine sopravvissuta? È il suggerimento scomodo e affascinante che emerge dalle ultime notizie dal Portogallo, e un buon promemoria del fatto che un «monumento» può restare, per la scienza, un lavoro in corso.

Che cosa è stato trovato, in breve

Secondo Notícias de Coimbra, gli archeologi della Fondazione Côa Parque hanno recuperato centinaia di frammenti di pigmento, vecchi di oltre 27.000 anni, sulla Roccia 3 del sito di Penascosa. Il ritrovamento avanza l'ipotesi che le popolazioni del Paleolitico dipingessero anche le rocce che oggi conosciamo come incise.

Penascosa faceva già notizia. Resoconti precedenti, come la copertura di Observador nel 2025, descrivevano strumenti in pietra scheggiata che confermavano lì una presenza umana di oltre 26.000 anni. Il nuovo materiale sposta l'orizzonte ancora più indietro. Il coordinatore scientifico dice, come riporta RTP, che questi ritrovamenti «possono cambiare la nostra narrazione» sull'arte paleolitica della valle.

La data è la parte meno interessante

I titoli adorano il numero, ma crediamo che la vera notizia stia nel verbo. «Ipotesi» è la parola usata nelle cronache, e conta. La documentazione che abbiamo è giornalistica, non un articolo sottoposto a revisione paritaria, e non ci dice come siano stati datati i pigmenti, di cosa fossero fatti o se fossero legati direttamente alla superficie incisa. Finché non uscirà, «più di 27.000 anni» è un'affermazione da seguire, non un fatto scolpito nella pietra.

Questa cautela non è pedanteria. Frammenti di pigmento trovati vicino a una roccia dicono che qualcuno usò il colore lì intorno. Non dicono automaticamente che quel colore fosse applicato alle incisioni della Roccia 3, né che incisioni e pittura abbiano la stessa età. Collegare un materiale datato a un'immagine su una parete rocciosa esposta è esattamente il punto in cui l'arte all'aperto è più difficile.

L'arte all'aperto è una cronologia viva, non chiusa

L'arte delle grotte riposa in un archivio sigillato. I pannelli all'aperto affrontano intemperie, licheni e millenni di erosione, quindi ciò che vediamo è probabilmente un residuo degradato. Se la pittura faceva parte della pratica originaria, il Côa inciso che ammiriamo potrebbe essere lo scheletro di qualcosa di molto più colorato. Cambierebbe il modo di leggere la valle: non una galleria di linee, ma un paesaggio di superfici dipinte e incise, dove le persone tornarono per moltissimo tempo. Lo stesso portavoce citato da RTP afferma già che la presenza umana lì fu continua e comprese varie attività.

Il nostro parere: è il modo giusto di pensare al Côa. È negli scavi accanto alle rocce, non nelle sole rocce, che la cronologia viene rivista. Un luogo che nel 2024 ha attirato oltre 8.800 visitatori a Penascosa, secondo X Rádio, dovrebbe essere presentato con questo spirito: come un posto in cui la storia è ancora messa alla prova.

Come leggere il prossimo annuncio

Tre cose trasformerebbero questa pista promettente in una revisione acquisita: metodi di datazione pubblicati, identificazione chimica dei pigmenti e un legame dimostrato con la superficie incisa. Fino ad allora, goditi il titolo, tieni la conclusione con cautela e aspettati che l'etichetta di «monumento concluso» invecchi male. A nostro avviso, non è una debolezza del Côa. È il segno di un sito ancora vivo come scienza.

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