Animali e natura
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Crateri del Mare del Nord: le focene modellano il fondale marino

La scoperta di 42.458 fori simili nel fondale del Mare del Nord, un tempo attribuiti a fughe di gas, rivela un'inaspettata attività biologica che altera la nostra visione delle dinamiche sottomarine.

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19 ottobre 2026
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Immagine generata con l'IA

E se alcuni dei misteri più duraturi degli abissi non fossero affatto fenomeni geologici, ma piuttosto il sottile, persistente lavoro di animali marini? Per anni, strane fosse e depressioni che punteggiavano il fondale marino, in particolare nel Mare del Nord, hanno lasciato perplessi gli scienziati. Molte di queste caratteristiche, simili a crateri o depressioni, erano comunemente attribuite a infiltrazioni di metano, ovvero gas che gorgogliavano dal sottosuolo oceanico. Tuttavia, una ricerca recente sfida questa ipotesi di lunga data, rivelando un inaspettato scultore biologico in azione e spingendo a una rivalutazione di come la vita marina modelli i vasti paesaggi sottomarini del nostro pianeta.

L'iniziale interesse per i misteriosi fori sul fondale marino ha guadagnato ampia attenzione dopo che la U.S. National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha riportato la scoperta di insiemi di depressioni organizzate, quasi dall'aspetto artificiale, durante spedizioni lungo la Dorsale Medio-Atlantica nel 2004 e nuovamente nel 2022. Trovate a profondità fino a 2.540 metri (1,6 miglia) durante la spedizione del 2022, con scoperte precedenti nel 2004 a 2.082 metri (6.831 piedi), queste formazioni sono state soprannominate "lebensspuren", o "tracce di vita", dagli scienziati Michael Vecchione e Odd Aksel Bergstad, suggerendo che un organismo sconosciuto fosse il responsabile. L'origine precisa di questi specifici fori del Mid-Atlantic rimane un mistero, scatenando speculazioni pubbliche che vanno dagli alieni a specie di granchi sconosciute, sottolineando le vaste lacune nella nostra comprensione degli ecosistemi oceanici profondi, come notato da NOAA Ocean Exploration.

L'ipotesi errata del metano per i crateri del fondale marino

Mentre i fori del Mid-Atlantic presentavano un enigma persistente, un mistero parallelo, di lunga data, che coinvolgeva decine di migliaia di depressioni simili nel Mare del Nord, aveva una spiegazione più consolidata — e, come si è scoperto, sbagliata. Per anni, queste numerose depressioni, che variavano da pochi metri a 60 metri (196 piedi) di larghezza ma erano costantemente poco profonde, circa 11 centimetri (4,3 pollici) di profondità, erano ampiamente ritenute il risultato di metano o acqua sotterranea che fuoriusciva dal sedimento. Questa interpretazione geologica, tuttavia, non ha mai convinto del tutto alcuni ricercatori, in particolare il geoscientist Jens Schneider von Deimling dell'Università di Kiel.

Dalla nostra prospettiva, lo scetticismo era ben fondato. Schneider von Deimling e il suo team hanno notato che la sabbia porosa e le forti correnti del Mare del Nord non sono condizioni ideali per l'accumulo di metano. I loro approfonditi studi di mappatura, utilizzando ecoscandagli subbottom progettati per rilevare gas poco profondi, non hanno mai trovato prove di metano nel sedimento dove sono state trovate queste fosse. Questa cruciale mancanza di prove li ha spinti a esplorare ipotesi alternative, spingendo la comunità scientifica a guardare oltre le tradizionali spiegazioni geologiche per queste diffuse caratteristiche del fondale marino, come riportato da Live Science. L'ipotesi prevalente semplicemente non ha retto a un'analisi rigorosa, lasciando un vuoto per una nuova e più accurata spiegazione.

Architetti sconosciuti: le focene e il fondale marino vivente

La svolta è arrivata quando i dati dell'ecoscandaglio multibeam ad alta risoluzione hanno rivelato la vera morfologia delle fosse: non erano le forme coniche attese da esplosioni di gas, ma depressioni poco profonde e consistenti indipendentemente dalla loro larghezza. Questa osservazione, combinata con le intuizioni dei biologi, ha portato a un colpevole davvero inaspettato: le focene comuni in cerca di cibo. La nuova ricerca, pubblicata in Communications Earth & Environment, descrive come questi timidi mammiferi marini, Phocoena phocoena, scandaglino il fondale marino in cerca di anguille di sabbia (Ammodytes marinus), che si insabbiato. L'attività di alimentazione delle focene disturba il sedimento, creando le distintive fosse poco profonde.

Il team di ricerca, che includeva esperti di vari istituti tedeschi, ha identificato precisamente 42.458 di questi crateri poco profondi nell'area studiata del Mare del Nord. Hanno trovato una correlazione diretta tra la posizione delle fosse e gli habitat sovrapposti di focene e anguille di sabbia. La nostra comprensione dei processi del fondale marino si è ampiamente concentrata su fattori abiotici, ma questo studio evidenzia come i vertebrati possano influenzare significativamente l'ambiente fisico. Come nota Schneider von Deimling, questo meccanismo potrebbe spiegare simili depressioni a cratere a livello globale, che potrebbero essere state precedentemente interpretate erroneamente come perdite di metano. La scoperta suggerisce che abbiamo ampiamente sottovalutato l'effetto che i vertebrati marini hanno nel modellare il fondale oceanico, potenzialmente mobilitando decine di migliaia di tonnellate di sedimento, secondo Revista Galileu.

L'impatto trasformativo sull'oceanografia

Questo cambiamento di comprensione — dai sfiati di metano ai luoghi di alimentazione delle focene — è più di una semplice riclassificazione; è una significativa rivalutazione degli ecosistemi di acque profonde. Sottolinea che il fondale oceanico non è un paesaggio statico, geologicamente guidato, ma piuttosto un ambiente dinamico continuamente modellato dagli organismi che lo abitano. Il concetto di bioturbazione, il disturbo del sedimento da parte di organismi viventi, non è nuovo, ma questa ricerca eleva il nostro apprezzamento della sua scala e del suo impatto, in particolare per i grandi vertebrati marini.

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