Salute e corpo umano
Redazione Curisfera
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AV22 non è ancora un antivirale universale: e la distinzione conta

Una molecola di ricercatori di Torino e Pisa sembra attiva in vitro contro influenza, coronavirus e RSV, ma l’ampiezza in laboratorio è solo il primo ostacolo.

Pubblicato
21 ottobre 2026
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Foto: Photo Credit: James Gathany Content Providers: CDC/ Douglas E. Jordan / Wikimedia Commons (Public domain)

E se un solo farmaco potesse coprire influenza, coronavirus e RSV? È un’idea allettante, ed esattamente il tipo di idea che i titoli possono gonfiare prima che le prove siano pronte. Ricercatori legati a Torino e Pisa hanno identificato AV22, una molecola che, secondo quanto riportato, mostra attività antivirale contro questi virus respiratori in esperimenti di laboratorio. È promettente. Non è ancora una terapia.

La ricerca indica una nuova classe di inibitori di PDIA3, con AV22 come candidata particolarmente interessante, secondo l’University of Pisa. I rapporti descrivono attività contro influenza, coronavirus e virus respiratorio sinciziale, o RSV, in vitro. La documentazione fornita sostiene soltanto l’attività in vitro; non presenta risultati di studi sugli animali, studi sulla sicurezza nell’uomo o trial clinici di efficacia.

L’attività ad ampio spettro è preziosa proprio perché i virus respiratori non sono intercambiabili

Influenza, coronavirus e RSV possono produrre sintomi respiratori simili, ma sono virus diversi. Le indicazioni del CDC sui test multiplex trattano i virus influenzali, SARS-CoV-2 e RSV come infezioni separate, perché identificare il responsabile può aiutare a decidere il trattamento antivirale. Un singolo farmaco efficace contro tutti e tre offrirebbe quindi più della semplice comodità: potrebbe rendere il trattamento precoce meno dipendente dall’identificazione del virus in circolazione durante una stagione invernale caratterizzata da un’elevata circolazione dei virus.

Questa ampiezza potrebbe essere importante anche durante un’epidemia, quando il patogeno può essere sconosciuto o la capacità di effettuare test è limitata. Un composto diretto contro un processo utilizzato dalle cellule dell’ospite, anziché contro una caratteristica unica di un singolo virus, potrebbe in linea di principio essere più difficile da eludere per i virus attraverso la modifica di un solo bersaglio virale. È questo il fascino concettuale del meccanismo attribuito ad AV22.

Ma la stessa caratteristica crea un rischio centrale. Un farmaco diretto contro l’ospite non colpisce soltanto il virus. Interviene anche nella biologia della persona infetta. La domanda scientifica non è semplicemente se AV22 sopprima la replicazione virale in una piastra di laboratorio; è se possa farlo a una dose utile senza compromettere le funzioni cellulari legate a PDIA3. La documentazione indica una direzione di ricerca interessante, ma non risponde alla questione della sicurezza.

“Funziona contro tre gruppi di virus” è un punto di partenza, non un’affermazione clinica

La correzione più importante all’entusiasmo attuale riguarda il verbo. AV22 potrebbe inibire influenza, coronavirus e RSV in condizioni sperimentali. Questo non dimostra che prevenga il ricovero, accorci la durata della malattia, riduca la trasmissione o funzioni nelle persone. Né ci dice se la molecola raggiunga i tessuti giusti, rimanga abbastanza a lungo nell’organismo o possa essere somministrata a una dose tollerabile.

Questa distanza è familiare nella ricerca antivirale. Uno studio open access del 2022 su composti antinfluenzali ad ampio spettro ha testato decine di molecole in saggi di inibizione dell’emagglutinazione e ha individuato candidate attive contro tre ceppi di influenza, utilizzando anche modelli computazionali per esaminare il legame. È un lavoro utile per la scoperta, ma mostra quanto un segnale chimico promettente possa essere lontano da un farmaco disponibile per i pazienti. Lo studio su PMC ha documentato un’attività sperimentale, ma la documentazione fornita non riporta risultati clinici né l’approvazione di quel composto.

La stessa disciplina dovrebbe valere anche qui. “Ad ampio spettro” descrive l’estensione dell’attività osservata, non l’affidabilità della terapia che eventualmente ne deriverà. La scala delle prove va dagli esperimenti biochimici e cellulari alla farmacologia animale, alla tossicologia, alla sicurezza nell’uomo per la prima volta, ai trial controllati di efficacia e, solo dopo, all’uso nel mondo reale. La documentazione fornita colloca AV22 nella fase in vitro, e dai materiali disponibili non è possibile stabilire il superamento di alcuna fase successiva.

Il vero scandalo non è che lo sviluppo sia lento; è che la preparazione sia frammentata

È allettante descrivere la lentezza dello sviluppo degli antivirali come un fallimento dell’immaginazione scientifica. La pipeline suggerisce qualcosa di più complesso. Il quinto rapporto di scenario dell’INTREPID Alliance, basato sulle informazioni disponibili fino a gennaio 2026, segnala alcuni progressi ma anche lacune significative nella ricerca antivirale. Il rapporto sostiene che ampliare le indicazioni di farmaci già in fase clinica o approvati possa essere il modo più rapido per testare una possibile attività ad ampio spettro, mentre le nuove entità chimiche devono essere sviluppate in parallelo. L’analisi sottolinea inoltre l’attrition e i tempi lunghi insiti nella ricerca e sviluppo degli antivirali.

Questa è la lezione scomoda di AV22. Scoprire una molecola è solo una parte della preparazione. I ricercatori hanno bisogno di finanziamenti continuativi per portare le candidate attraverso la tossicologia e i trial prima che il prossimo focolaio crei un senso di urgenza. Le autorità regolatorie e i sistemi sanitari devono avere piani per i test, la produzione e l’accesso. E gli scienziati devono valutare l’attività su famiglie di virus rilevanti, invece di celebrare un risultato ristretto di laboratorio come se fosse già uno strumento compiuto di sanità pubblica.

A nostro avviso, gli antivirali ad ampio spettro meritano più attenzione, non meno scetticismo. Il loro potenziale vantaggio è insolitamente grande: un solo farmaco efficace potrebbe essere utile contro le malattie stagionali e, forse, contro una minaccia emergente. Ma proprio questa promessa rende pericoloso esagerare. Se il pubblico sente parlare di “una molecola contro influenza, coronavirus e RSV” e scopre in seguito che il composto ha fallito sul piano della sicurezza o dell’efficacia, a rimetterci è la fiducia nella ricerca antivirale seria.

AV22 dovrebbe quindi essere considerata una candidata da portare avanti, non una svolta già concretizzata. Il prossimo titolo davvero significativo non sarà che funziona in vitro. Sarà la prova che la molecola è sicura nelle persone e migliora gli esiti in trial clinici ben progettati. Fino ad allora, il verdetto sensato è entusiasmo, ma con un limite invalicabile: chimica promettente, medicina ancora incompiuta.

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