Abolire il secondo intercalare è ingegneria intelligente, ma recide un legame antichissimo
Da maggio 2027 l'ora ufficiale smetterà di aspettare la Terra, otto anni prima del previsto. Le ragioni tecniche sono solide, ma bisogna essere onesti su ciò a cui si rinuncia.
Chi decide che ora è: il pianeta sotto i nostri piedi o un atomo di cesio in un laboratorio? Per quasi tutta la storia la risposta è stata il Sole. Dal 20 maggio 2027 la risposta ufficiale sarà l'atomo.
La 28ª Conferenza generale dei pesi e delle misure, riunita a Versailles, ha votato la fine dei secondi intercalari. Expansión riferisce che la data di chiusura è stata anticipata di otto anni rispetto all'obiettivo originario del 2035, e eldiario.es racconta che la Russia ha espresso l'unico voto contrario. Dal 1972 al Tempo coordinato universale (UTC) sono stati aggiunti 27 secondi, l'ultimo il 31 dicembre 2016. Con la nuova regola, lo scarto consentito tra UTC e tempo di rotazione terrestre passa da 0,9 secondi a 3.600 secondi, un'ora intera.
L'effetto sulla vita quotidiana sarà nullo. Secondo Expansión, gli orologi non faranno salti e i giorni non cambieranno durata. L'effetto su tutto il resto è proprio lo scopo della riforma.
Gli ingegneri hanno ragione, e il paragone con il millennium bug non è un'esagerazione
Un secondo intercalare è un evento raro e irregolare che il software deve gestire senza molta pratica. Nessuno sa con anni di anticipo quando ne servirà uno, e alcuni sistemi collocano il secondo in più alla fine della giornata mentre altri lo distribuiscono nell'arco di ore. Questo mosaico ha già fatto danni: la gestione errata del giugno 2012 ha coinvolto più di 400 voli Qantas, secondo Infobae.
A cambiare il calendario è stata l'accelerazione. La rotazione terrestre ha recentemente preso velocità, e il rapporto tecnico alla base della proposta stima intorno al 30% la probabilità di un primo secondo intercalare negativo entro dieci anni, secondo Expansión. Finora ogni secondo intercalare ha aggiunto tempo. Il software scritto per quel caso potrebbe non essere mai stato testato per sottrarne uno, e gli esperti citati paragonano lo sforzo di preparazione al millennium bug. Il paragone ci sembra corretto. Una soluzione da applicare una volta sola batte sempre una procedura d'emergenza esercitata di rado.
C'è anche un'ironia degna di nota. Secondo eldiario.es, lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e in Antartide sta rallentando la rotazione terrestre, compensando in parte la recente accelerazione. La nostra stessa attività è ormai una variabile nel problema dell'orologio, e questo è un motivo in più per non cablare una soluzione che dipenda dal prevederla.
La «più antica definizione del tempo» però era già scomparsa
Qui sfumeremmo la versione drammatica di questa storia. Il legame tra il secondo e la rotazione terrestre fu reciso nel 1967, quando il secondo fu ridefinito come 9.192.631.770 periodi della radiazione del cesio-133. Da quasi sessant'anni la Terra non è più il riferimento per la durata di un secondo. Sopravviveva un vincolo più lasco: l'ora civile veniva mantenuta entro 0,9 secondi dalla posizione del Sole.
È questo vincolo più lasco a finire adesso, ed è un cambiamento reale, ma più piccolo di quanto suggeriscano i titoli. Per la prima volta l'orologio di riferimento mondiale potrà allontanarsi dal cielo di un margine abbastanza grande da essere visibile. Crediamo sia una perdita più culturale che tecnica. Il mezzogiorno smetterà di essere una promessa sul Sole e diventerà una convenzione, cosa che, a essere onesti, era già per chiunque viva al margine orientale di un fuso orario.
L'ora è un debito, non una soluzione
La parte più debole del pacchetto è ciò che implica l'«ora intercalare». Scientific American descrive il nuovo sistema con questo nome, e rimanda la questione invece di risolverla. Si prevede che un'ora di scarto impieghi diversi secoli ad accumularsi, quindi i nostri discendenti erediteranno una decisione che abbiamo evitato. Potrebbero gestirla meglio di noi, con strumenti migliori e presumibilmente un'idea più chiara di a cosa serva il tempo. Oppure potrebbero trovarsi di fronte a un salto di un'ora con molto più software di quello che abbiamo noi, in ogni dispositivo sulla Terra.
Anche astronomi e navigatori perdono la comodità di una correzione incorporata. Expansión afferma che la differenza resterà conoscibile attraverso la navigazione satellitare e altri servizi specializzati. È rassicurante, ma trasforma una proprietà gratuita del segnale orario in una consultazione. Qualcuno dovrà continuare a pubblicare quei dati in modo affidabile.
Verdetto
Approvare il cambiamento, ma senza liquidarlo come una quisquilia. Mandare in pensione il secondo intercalare è la scelta giusta per reti, banche e satelliti, che hanno tutti bisogno di un conteggio condiviso e ininterrotto. Si cede un po' di ordine astronomico in cambio di molta resilienza, e lo si fa con onestà, riconoscendo lo scarto invece di nasconderlo.
Chiederemmo due cose. Primo, un piano chiaro e pubblico per l'eventuale correzione di un'ora, ben prima che serva, perché non resti una sorpresa per le generazioni future. Secondo, un po' più di franchezza nel raccontare tutto questo. Il tempo non «smette di seguire la Terra» da un giorno all'altro. L'umanità ha semplicemente ammesso che l'orologio appeso al muro serve a coordinarci, e che il cielo ora si può consultare su richiesta.
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