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Il fantasma antico del Gondwana: le rocce piemontesi riscrivono la storia delle Alpi

Nuovi ritrovamenti di rocce di 530 milioni di anni in Val Chisone rivelano un frammento antico del supercontinente Gondwana, costringendo i geologi a ripensare le vere origini delle Alpi.

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12 ottobre 2026
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Immagine generata con l'IA

Quanto sono antiche le Alpi, in realtà? Per decenni, la nostra comprensione della maestosa catena montuosa europea ha indicato una formazione relativamente recente, guidata principalmente dalla collisione delle placche africana ed eurasiatica tra 80 e 35 milioni di anni fa. Eppure, una scoperta rivoluzionaria nella Val Chisone, in Piemonte, sta costringendo i geologi a riconsiderare, rivelando un passato molto più intricato e antico di quanto immaginato in precedenza.

Ricercatori dell'Università di Torino, in collaborazione con l'Università di Berna, hanno portato alla luce campioni di roccia nel Massiccio Dora-Maira che risalgono a un sorprendente intervallo di 530-532 milioni di anni fa, collocandoli saldamente nel Periodo Cambriano. Questa rivelazione, recentemente evidenziata da testate come il Giornale La Voce, sfida la convinzione di lunga data che questa specifica sezione delle Alpi Occidentali fosse composta principalmente da rocce più giovani, forse di circa 300 milioni di anni.

Alla scoperta dei frammenti nascosti del Gondwana

Il significato di queste rocce antiche non può essere sottovalutato. Mentre l'orogenesi alpina — il processo geologico che ha dato origine alle vette visibili che conosciamo oggi — è ancora datata molto più recentemente, questa scoperta implica che le montagne hanno incorporato e preservato frammenti di crosta continentale di un'epoca immensamente precedente. Secondo Rodolfo Carosi, presidente della Società Geologica Italiana e professore all'Università di Torino, ciò significa che una porzione di crosta "è preservata che è molto più antica di quanto si fosse mai ipotizzato finora", come riportato da Il Messaggero.

Nello specifico, il focus dello studio è stato l'"Unità Pinerolo-Sanfront", situata nella Val Chisone all'interno del Massiccio Dora-Maira. In precedenza, la comunità scientifica credeva che questo settore delle Alpi Occidentali fosse formato quasi esclusivamente da rocce dei periodi Carbonifero-Permiano, circa 300 milioni di anni fa. Tuttavia, nuove analisi su due distinti campioni di roccia — un dicco meta-aplitico e un boudin anfibolitico — hanno prodotto età di 530 e 532 milioni di anni, collocandoli inequivocabilmente nel Periodo Cambriano, come dettagliato da Montagna.tv.

Ripensare l'orogenesi alpina

Questi risultati dimostrano che un antico frammento di crosta continentale, formatosi lungo il margine settentrionale del supercontinente Gondwana durante la fase orogenetica Cadomiana oltre mezzo miliardo di anni fa, si trova nascosto all'interno delle Alpi. L'impatto della scoperta si estende oltre l'età dei singoli campioni; la presenza di queste rocce magmatiche cambriane, intruse negli scisti circostanti, indica che la roccia ospite stessa deve essere almeno altrettanto antica. Ciò fornisce prove dirette che l'intero basamento dell'Unità Pinerolo-Sanfront è significativamente più antico di quanto si presumesse in precedenza.

Per raggiungere questo obiettivo, il team scientifico — composto da Francesco De Cesari, Davide Dana, Salvatore Iaccarino, Chiara Montomoli, Alberto Corno, Daniela Rubatto e Rodolfo Carosi — ha utilizzato la datazione uranio-piombo su cristalli di zircone trovati all'interno delle rocce. Questi zirconi funzionano come "orologi geologici", capaci di resistere alle pressioni e temperature estreme sperimentate dalle rocce durante il metamorfismo alpino. Lo studio, pubblicato su Terra Nova, offre una nuova prospettiva attraverso cui tracciare la storia del Gondwana e comprendere meglio le relazioni tra le antiche masse continentali prima dell'apertura dell'Oceano Tetide. Sottolinea l'importanza della mappatura geologica nello scoprire capitoli della storia della Terra sepolti per oltre 530 milioni di anni.

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