Animali e natura
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I giganti luminosi degli abissi: come gli squali bioluminescenti ridefiniscono la vita oceanica

La scoperta dello squalo dalata e di due specie di squali lanterna, capaci di produrre luce propria nella zona crepuscolare dell'oceano, sottolinea la vasta e inesplorata biodiversità che prospera negli abissi e mette in discussione la nostra comprensione della vita in ambienti estremi.

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18 ottobre 2026
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Foto: Gervais et Boulart / Wikimedia Commons (Public domain)

In un mondo che spesso sembra completamente mappato e catalogato, è facile supporre di aver esplorato la stragrande maggioranza della vita sulla Terra. Eppure, di tanto in tanto, dagli abissi emerge una scoperta che capovolge completamente le nostre supposizioni, rivelando la portata mozzafiato di ciò che rimane sconosciuto. L'identificazione di tre specie di squali degli abissi, incluso lo squalo dalata, che producono luce propria al largo della costa della Nuova Zelanda, è proprio una di queste scoperte, offrendo uno sguardo sui misteri illimitati dei nostri oceani e sugli adattamenti unici che la vita abbraccia in ambienti estremi.

Nel gennaio 2020, ricercatori dell'Université Catholique de Louvain in Belgio e del National Institute of Water and Atmospheric Research della Nuova Zelanda hanno intrapreso una spedizione vicino a Chatham Rise, al largo dell'Isola del Sud della Nuova Zelanda. Durante le loro indagini di pesca a strascico in acque profonde, hanno accidentalmente catturato esemplari che hanno portato a una scoperta rivoluzionaria. Hanno documentato la bioluminescenza in tre specie di squali: lo squalo dalata (Dalatias licha), lo squalo lanterna pancianera (Etmopterus lucifer) e lo squalo lanterna meridionale (Etmopterus granulosus) CNN Brasil. Questo è stato un ritrovamento significativo, poiché solo una dozzina di specie di squali erano state documentate come bioluminescenti prima, espandendo notevolmente la nostra conoscenza di questo fenomeno nella vita marina, come notato dall'autore principale Jérôme Mallefet National Geographic.

Tra questi, lo squalo dalata si distingue. Raggiungendo quasi due metri (circa sei piedi) di lunghezza, è ora riconosciuto come il più grande vertebrato bioluminescente conosciuto sulla Terra National Geographic.pt. La sua capacità di illuminarsi, insieme alla sua enorme dimensione per una creatura luminosa, cattura l'immaginazione, sottolineando quanto abbiamo ancora da imparare sull'oceano profondo.

La zona crepuscolare dell'oceano: una frontiera luminosa

Per apprezzare veramente questa scoperta, dobbiamo prima comprendere l'ambiente da cui è emersa. Questi squali abitano la zona mesopelagica, o 'zona crepuscolare' dell'oceano, una regione che si estende da circa 200 a 1.000 metri (da 656 a 3.300 piedi) sotto la superficie [CNN Brasil, Super.abril.com.br, National Geographic]. In questo mondo scarsamente illuminato, dove la luce solare penetra a malapena, molte creature hanno sviluppato la capacità di produrre la propria luce attraverso la bioluminescenza. Questa reazione biochimica converte l'energia chimica in luce visibile, un fenomeno comune tra vari organismi marini, da batteri e meduse a oltre 1.500 specie di pesci [scubaportal.it, Smithsonian Ocean Portal].

Per questi squali degli abissi, la bioluminescenza costituisce un adattamento cruciale. Le loro cellule specializzate che producono luce, note come fotociti, situate principalmente sulla parte inferiore, consentono loro di emettere un tenue bagliore blu-verde [Super.abril.com.br, National Geographic, NYTimes]. Questa luminescenza ventrale probabilmente funziona come una forma di mimetismo chiamata contro-illuminazione, consentendo loro di fondersi con la debole luce che filtra dalla superficie. Abbinando l'intensità della luce ambientale dall'alto, le loro silhouette diventano invisibili ai predatori in agguato sotto, e potrebbe anche aiutarli ad attaccare la preda [CNN Brasil, scubaportal.it, Super.abril.com.br, National Geographic]. I ricercatori hanno trovato dense concentrazioni di fotociti sulle pinne dorsali degli squali dalata, sebbene la ragione esatta rimanga sconosciuta, Mallefet ipotizza che la ragione potrebbe essere la comunicazione [CNN Brasil, National Geographic].

La scoperta è stata particolarmente impegnativa, poiché questi squali sono difficili da osservare nel loro habitat naturale [CNN Brasil]. Jérôme Mallefet, coautore dello studio, ha descritto la sua eccitazione nel testimoniare il bagliore per la prima volta sulla nave da ricerca [National Geographic]. Ciò evidenzia non solo l'ingegnosità della vita in condizioni estreme, ma anche l'immensa quantità di biodiversità inesplorata che continua a prosperare negli abissi, ricordandoci che gran parte del nostro pianeta rimane una frontiera luminosa [National Geographic].

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