Storia e archeologia
Redazione Curisfera
Storia e archeologia

Ferita mortale da lancia: un Neanderthal di 75.000 anni forse vittima di omicidio

L'analisi della scapola di un Neanderthal di 75.000 anni dalla grotta di Shanidar, trafitta da una lancia, suggerisce un attacco deliberato e letale, sfidando la nostra comprensione dell'equilibrio tra violenza e compassione nelle società preistoriche.

Pubblicato
16 ottobre 2026
Lettura
4 min
Categorie
Storia e archeologia

Immagine generata con l'IA

I nostri antichi parenti Neanderthal vivevano in un perenne stato di brutale lotta, o le loro comunità erano capaci di profonda cura e cooperazione? Una recente analisi scientifica di una scapola di Neanderthal di 75.000 anni suggerisce una risposta complessa, forse inquietante: entrambe le cose.

Ricercatori, guidati da Emma Pomeroy dell'Università di Cambridge, hanno rivelato nuovi elementi riguardanti la morte di un antico ominide, designato Shanidar A, i cui resti sono stati portati alla luce nella Grotta di Shanidar nel Kurdistan iracheno. La scoperta più sorprendente, pubblicata su Scientific Reports, è un foro circolare nella scapola sinistra, di circa 15 millimetri di larghezza, che i ricercatori ritengono sia stato causato da una lancia di legno affilata. La traiettoria suggerisce che la lancia sia entrata nel torace frontalmente, probabilmente perforando un polmone e le arterie principali prima di uscire attraverso la scapola, causando una morte rapida circa 75.000 anni fa.

Sebbene non si possa escludere completamente un incidente di caccia, la posizione della ferita e la forza necessaria per attraversare il corpo indicano fortemente un'aggressione intenzionale, con il colpo probabilmente mirato al cuore. Come spiega Pomeroy: "La posizione della ferita e la forza necessaria per penetrare completamente il corpo del Neanderthal portano i segni di un colpo fatale deliberato, diretto al cuore." Questo rende Shanidar A potenzialmente una delle prime vittime documentate di un attacco letale, aggiungendo un pezzo avvincente al puzzle del comportamento sociale dei Neanderthal.

Svelare le radici del conflitto preistorico

La scoperta della ferita fatale di Shanidar A aggiunge un pezzo significativo al crescente mosaico di prove che suggeriscono che la violenza interpersonale fosse più diffusa tra i primi ominidi di quanto si credesse. Per decenni, l'immagine dei Neanderthal si è evoluta da bruti primitivi a sofisticati fabbricanti di utensili e persino a prestatori di cure. Eppure, questa nuova prova ci costringe a considerare il lato più oscuro della loro esistenza. Chris Stringer del Natural History Museum di Londra, commentando lo studio, ha notato che "Un attacco da parte di un rivale è la spiegazione più plausibile", sottolineando che le prove accumulate indicano le profonde radici della violenza interpersonale nella preistoria umana, come riportato da BBC News.

Questo non è un incidente isolato. Lo stesso sito della Grotta di Shanidar aveva precedentemente rivelato i resti di un altro Neanderthal, Shanidar 3, le cui costole mostravano segni di una ferita parzialmente guarita, probabilmente inflitta da una lancia con punta di pietra. Tali scoperte suggeriscono collettivamente che la capacità di conflitto letale, forse anche di guerra, era una parte intrinseca del mondo dei Neanderthal e probabilmente esisteva decine di migliaia di anni prima di quanto alcuni consensi scientifici suggerissero in precedenza. Le sofisticate lance di legno, note da altri siti per essere state accuratamente lavorate per una distribuzione ottimale del peso e utilizzate per la caccia a grandi animali, servivano certamente come armi formidabili, sia per procurarsi cibo che per impegnarsi in conflitti.

Il paradosso di violenza e compassione

Ciò che rende la storia di Shanidar A particolarmente toccante, tuttavia, è il netto contrasto che presenta. Questo individuo, morto intorno ai 45 anni – un'età considerevole per un Neanderthal – era precedentemente sopravvissuto a un grave trauma facciale. I ricercatori hanno trovato prove di un incisivo spezzato e denti piegati, indicando un potente colpo al viso circa un anno prima della sua morte. Sopravvivere a un tale infortunio sarebbe stato incredibilmente difficile, richiedendo cure e supporto significativi dal suo gruppo. Come nota Pomeroy: "Sopravvivere a un colpo del genere avrebbe richiesto cura e supporto da altri Neanderthal."

Ciò porta alla luce un profondo paradosso: una società capace di infliggere una violenza così brutale e letale ha anche dimostrato notevoli livelli di compassione. La stessa Grotta di Shanidar è stata un tesoro di intuizioni sulla complessità sociale dei Neanderthal, rivelando non solo prove di cura per i feriti ma anche potenziali comportamenti funerari, con più individui sepolti nella stessa area nel corso delle generazioni. Shanidar A è stato trovato tra un gruppo di cinque individui, suggerendo un posizionamento intenzionale all'interno della grotta, uno spazio probabilmente tenuto con un significato speciale per il defunto. Questa duplice capacità – sia di aggressione estrema che di cura empatica – sottolinea la natura intricata e spesso contraddittoria delle dinamiche sociali dei Neanderthal, rispecchiando alcune delle complessità che osserviamo nelle società umane nel corso della storia.

Dobbiamo riconsiderare la linearità dello sviluppo sociale umano. La scoperta di Shanidar A suggerisce che anche in epoca preistorica, le comunità affrontavano le duplici forze della cooperazione e del conflitto, mostrando comportamenti che sono allo stesso tempo orribili e profondamente familiari. Lo studio di Shanidar A non è solo uno sguardo su una morte di 75.000 anni fa; è una profonda finestra sulle persistenti complessità di ciò che significa essere umani, sfidandoci ad abbracciare una visione più sfumata dei nostri antichi antenati e di noi stessi.

Argomenti di discussione

Ancora nessun argomento: apri il primo.

Altri articoli

Redazione Curisfera
···
Storia e archeologia

La Kore di Vulci: una finalista che riscrive la storia antica

La rara Kore greca di Vulci, finalista al Premio Internazionale per la Scoperta Archeologica Palmyra, sfida le nozioni consolidate sull'arte antica rivelando profondi scambi culturali e legami artistici tra la Grecia e l'Italia preromana.

4 min di lettura Italiano (Italia)