Animali e natura
Redazione Curisfera
Animali e natura

Le spugne dell'Alaska svelano un problema più profondo della pesca a strascico

La recente scoperta di nove nuove specie di spugne marine in Alaska non solo rivela una vasta biodiversità nascosta, ma intensifica anche il dibattito critico sulle pratiche distruttive della pesca a strascico sul fondo marino.

Pubblicato
12 ottobre 2026
Lettura
5 min
Categorie
Animali e natura

Immagine generata con l'IA

Quanta parte del nostro pianeta rimane un mistero, anche mentre osserviamo stelle lontane? L'ultima rivelazione scientifica dalle acque fredde e profonde dell'Alaska suggerisce una quantità sorprendente. La recente identificazione di nove specie di spugne marine precedentemente sconosciute, inclusa una che rappresenta un genere interamente nuovo, sottolinea le profonde lacune di conoscenza nei nostri ecosistemi marini e getta una luce acuta sulle implicazioni delle attività umane come la pesca a strascico commerciale.

Queste scoperte, dettagliate in studi pubblicati sulla rivista Zootaxa, sono il frutto di un programma a lungo termine della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) volto a mappare i giardini sottomarini di spugne e coralli dell'Alaska. Raccolti durante indagini di routine con la rete a strascico tra il 1997 e il 2022, i campioni rivelano il meticoloso processo della tassonomia delle acque profonde, dove creature senza occhi o pinne richiedono un esame microscopico delle loro intricate spicole vitree e analisi del DNA per essere identificate. Con queste aggiunte, il numero totale di specie di spugne conosciute in Alaska ammonta ora a 232, eppure gli scienziati credono che centinaia di altre siano probabilmente in attesa di scoperta nel vasto e in gran parte inesplorato fondale marino.

Il ruolo critico del mondo invisibile

È facile liquidare le spugne come organismi semplici e inerti, ma questo punto di vista fraintende gravemente il loro profondo significato ecologico. Questi antichi animali multicellulari, risalenti a oltre 600 milioni di anni fa, sono veramente gli architetti dell'oceano profondo. Come ha spiegato Sean Rooney, un biologo della NOAA Fisheries coinvolto nelle identificazioni, sono come "alberi in una foresta", fornendo strutture complesse che creano habitat essenziali e rifugio per pesci e granchi commercialmente importanti. Le spugne filtrano vaste quantità di acqua di mare, rallentano le correnti e offrono vivai protetti dove specie come il pesce scorpione e il granchio reale possono sfuggire ai predatori e deporre le uova. La scoperta di specie come Polycapus rubrum, con le sue spicole uniche a forma di artiglio, e Julavis borealis, un parente delle spugne tropicali che prospera molto a nord, approfondisce solo il nostro apprezzamento per l'adattabilità e la diversità della vita in questi ambienti difficili.

Ciò che rende queste scoperte particolarmente potenti è la vastità della nostra ignoranza. Un sorprendente 61% del fondale marino dell'Alaska rimane non mappato utilizzando la tecnologia sonar ad alta risoluzione, in ritardo significativo rispetto al 56% delle acque complessive degli Stati Uniti. Questa disparità significa che ogni nuova specie che scopriamo è un potente promemoria di quanta biodiversità potremmo impattare senza nemmeno sapere che esiste. Il lasso di tempo tra la raccolta dei campioni e la loro identificazione finale — a volte decenni — evidenzia ulteriormente il ritmo lento della scoperta rispetto alla rapida mano dell'attività industriale. Questa situazione richiede urgentemente maggiori investimenti nella ricerca di base prima che si verifichino cambiamenti irreversibili.

La pesca a strascico: un'ombra su habitat fragili

La rivelazione di queste nuove specie ha, prevedibilmente, intensificato il lungo e spesso controverso dibattito sulla pesca a strascico commerciale. Questo metodo di pesca, che comporta il trascinamento di grandi reti sul fondale marino, è una delle maggiori preoccupazioni per i conservazionisti marini a causa del suo potenziale di devastare organismi a crescita lenta, longevi e sedentari come spugne e coralli. Cooper Freeman, direttore per l'Alaska del Center for Biological Diversity, l'ha espressa in modo succinto: "Se vogliamo che i pesci continuino ad essere abbondanti, hanno bisogno di habitat, e le spugne forniscono quell'habitat." Distruggere le stesse strutture che supportano le attività di pesca commerciale è, a nostro avviso, un approccio miope.

Anche se gran parte della regione delle Aleutine è stata chiusa alla pesca a strascico di fondo dal 2006 per proteggere proprio questi giardini, porzioni significative del Golfo dell'Alaska rimangono aperte a questa pratica, sebbene con alcune zone di protezione stabilite. Gruppi ambientalisti come Oceana hanno condotto campagne per anni per estendere i divieti di pesca a strascico di fondo nel Golfo, simili a quelli della costa occidentale degli Stati Uniti. Anche se la causa legale di Oceana del 2024 per imporre queste chiusure non ha avuto successo, il flusso continuo di nuove scoperte, che ora include le nove nuove specie trovate tra 50 e 500 metri di profondità, aggiunge un peso innegabile alla loro argomentazione. Queste nuove scoperte non sono solo curiosità scientifiche; sono prove concrete dei ricchi e vulnerabili ecosistemi a rischio.

Oltre la tassonomia: medicina e gestione futura

L'importanza di queste scoperte si estende oltre la pura biodiversità. Le spugne sono vere e proprie fabbriche biochimiche, producendo composti chimici complessi per autodifesa che promettono molto anche per la medicina umana. Come ha sottolineato la NOAA Fisheries, alcune spugne dell'Alaska hanno prodotto composti che mostrano potenziale per il trattamento di forme aggressive di cancro. Questo potenziale valore biomedico aggiunge un ulteriore livello di urgenza alla loro protezione; potremmo perdere cure prima ancora di identificare gli organismi che le producono.

Inoltre, il meticoloso lavoro di identificazione di queste nuove specie, inclusa la mappatura dei loro codici genetici, è fondamentale per far progredire la gestione della pesca basata sugli ecosistemi. Questa libreria genetica consente lo sviluppo di tecniche di campionamento non invasive del DNA ambientale (eDNA). Immagina di monitorare la biodiversità e stimare l'abbondanza delle popolazioni semplicemente campionando l'acqua di mare, piuttosto che disturbare ripetutamente habitat fragili con le reti a strascico. Questo approccio innovativo, sebbene tecnicamente impegnativo, offre un futuro in cui la conservazione e la gestione delle risorse possono essere più precise e meno intrusive. È un passo vitale verso una gestione sostenibile dei nostri oceani, riconoscendo sia il loro valore ecologico che il loro potenziale non sfruttato.

La scoperta di nuova vita nelle profondità poco illuminate dell'Alaska è più di un trionfo scientifico; è un profondo appello all'azione. Ci costringe a confrontarci con la vastità di ciò che non sappiamo e con il precario equilibrio tra scoperta e distruzione. Se vogliamo essere veramente custodi del nostro pianeta, dobbiamo dare priorità alla comprensione e alla protezione di questi regni nascosti, assicurando che la prossima generazione di scoperte scientifiche non sia oscurata dalla perdita irreversibile della stessa biodiversità che le rende possibili.

Argomenti di discussione

Ancora nessun argomento: apri il primo.

Altri articoli